La conquista di Monte Nero 101 anni fa

La conquista di Monte Nero
La conquista di Monte Nero
“Spunta l’alba del 16 giugno, comincia il fuoco l’artiglieria, il Terzo Alpini è sulla via Monte Nero a conquistar….”, con queste parole inizia il canto che l’Alpino Domenico Borella scrisse dopo la conquista del Monte Nero.

Il 16 giugno di centouno anni fa gli alpini del 3° reggimento espugnano con un abile colpo di mano la vetta del Monte Nero, una posizione austriaca considerata inespugnabile per il profilo della montagna e per le difese che la presidiano. E’ il primo successo italiano nella Grande Guerra, poche settimane dopo la discesa in campo il 24 maggio 1915.

Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “nero” mentre nero in sloveno si scrive “Crn”.
La conquista della vetta fa parte della strategia di Cadorna per il raggiungimento dell’Isonzo ed è un’operazione che viene affidata agli Alpini del IV corpo d’armata.

Nella notte senza luna tra il 15 ed il 16 giugno del 1915, sei compagnie dei battaglioni alpini piemontesi Susa ed Exilles partono all’assalto della vetta del Monte Nero. Si tratta nei fatti di un colpo di mano e gli ordini per i plotoni sono chiari: arrampicarsi, stare sotto, non mancare un solo passo per non perdere contatto, silenzio assoluto, non tossire, non chiamarsi neppure sottovoce e attenzione a non smuovere sassi.

Manovra su due fianchi

Mentre gli alpini del Susa iniziano la salita dalla cresta nord con l’intento di conquistare il costone occidentale, tre compagnie dell’Exilles attaccano il versante meridionale, più ripido e scoperto, puntando direttamente alla vetta. Approfittando del buio e della nebbia, dopo tre ore di marcia e scalate gli uomini dell’Exilles – che portano con sé anche un pesante sacco pieno di terra per crearsi un riparo di fortuna – giungono in prossimità delle postazioni austriache e, udito a distanza l’inizio dello scontro tra il Susa e i difensori, partono all’assalto della cima.

In testa c’è il ventenne Alberto Picco, sottotenente dell’84ma compagnia, personaggio singolare poiché è uno dei fondatori dello Spezia calcio (a lui è intitolato lo stadio della cittadina ligure). Gli alpini del battaglione Exilles si avvicinano silenziosamente alle posizioni austriache e piombano sui difensori alle 3.30 con Picco in testa, il quale viene colpito gravemente e morirà in seguito alle ferite riportate.

Aspri combattimenti

Alle 4.45, dopo ore di aspri combattimenti alla baionetta, l’84ma dell’Exilles, comandata dal capitano torinese Vincenzo Arbarello, travolge ogni resistenza e pianta il tricolore sulla vetta, sacrificando non pochi uomini. Sull’altro versante, il Susa attraversa un nevaio ghiacciato per aggirare le difese degli austriaci e riesce a catturare un intero battaglione nemico con tutto il proprio stato maggiore.

E’ un’azione fulminea e coraggiosa, quella del 3° alpini: un blitz da forze speciali. Gli austriaci tenteranno subito dopo di riprendersi la vetta, ma verranno respinti, anche con l’aiuto di pietre fatte accumulare da Arbarello e scagliate contro gli attaccanti. Non solo sui bollettini e sui periodici italiani si parla del Monte Nero – su cui verrà scritto uno dei canti più famosi e struggenti degli Alpini – e dei battaglioni Exilles e Susa (entrambi decorati di medaglia d’argento al valor militare).

La giornalista viennese Alice Schalek – una delle prime donne corrispondenti dal fronte – nel 1916 cita infatti l’azione nel suo libro ‘Am Isonzo’ (recentemente pubblicato anche in italiano): “Quando qui si parla di questo brillante attacco, che nella nostra storia della guerra viene registrato apertamente come un successo del nemico, ognuno aggiunge in fretta: «Giù il cappello davanti agli alpini, è stato un capolavoro!»”.

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