58° Raduno del battaglione “Monte Cervino”

La chiesetta degli Alpini a Breuil Cervinia
La chiesetta degli Alpini a Breuil Cervinia
Domenica 3 luglio le vie di Cervinia risuoneranno sotto i passi degli alpini che si ritroveranno per il 58º raduno dei reduci del battaglione alpini sciatori Monte Cervino, ricorrenza annuale che riunisce i superstiti del pluridecorato reparto.

Il programma vedrà: sfilata attraverso il paese, salita alla chiesetta dedicata agli alpini, eretta su un pianoro a metà strada tra Cervinia e la Gran Becca, la celebrazione della Messa e i discorsi delle autorità. Il btg. Alpini sciatori ” Monte Cervino ” è stato uno dei più formidabili battaglioni alpini e si è coperto di fama, di leggenda ovunque sia stato impiegato. Non era costituito da superuomini, ma da gente preparata professionalmente alla guerra di montagna in tutte le stagioni, gente audace, infaticabile, alla quale si poteva chiedere ed ottenere, se non tutto, quasi tutto, perchè animata dal più profondo senso del dovere e da un fortissimo legame di gruppo.

Il loro compito avrebbe dovuto essere l’esplorazione, il pattugliamento, i colpi di mano, le azioni di “commando”. Quelli del Monte Cervino dovevano essere i “marines” del corpo degli alpini. Purtroppo è stato quasi sempre impiegato per tamponare affannosamente situazioni disperate.
Il Monte Cervino in Albania era forte di 300 uomini, quasi tutti valdostani, guide e maestri di sci. Ebbene essi non calzarono gli sci nemmeno un giorno, costretti per quattro mesi a difendere con i denti un costone roccioso che, se ceduto, avrebbe spalancato ai greci la via del mare. Dopo cinque mesi, solo una quarantina di loro tornò ad Aosta con le proprie gambe. Gli altri erano caduti o erano stati sgomberati in barella.

Il Monte Cervino fu ricostituito e mandato in Russia nel gennaio del 1942, unico reparto alpino in seno allo CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), operò con le divisioni Torino e Pasubio nel bacino del Donez. Sciolta la neve, incominciò la sua destinazione di tappabuchi, con l’accorrere in aiuto ai tedeschi alla sacca di Isium dove, alla conquista di Klinovj, un villaggio in cima ad una collina, subì una durissima salassata. In agosto fu mandato di corsa sul fronte della divisione Sforzesca che aveva ceduto ai russi un lungo tratto di fronte. Fu in quella occasione che un battaglione sciatori si trovò a dover combattere, in piena arida steppa, una guerra di trincea di tipo carsico con attacchi e contrattacchi giornalieri.

A metà dicembre il Monte Cervino venne mandato di corsa a proteggere il fianco del Corpo d’Armata Alpino, lasciato scoperto dallo sfondamento russo in corrispondenza delle divisioni Cosseria e Ravenna. Furono le settimane infernali di Seleny Jar dove, prima da solo e poi con i battaglioni della Julia, riuscì a fermare i russi che attaccavano con testardaggine, ma con altrettanta testardaggine furono respinti. Teatro operativo ancora la steppa, questa volta innevata, ma senza trincee, bunker o ripari, vivendo e combattendo giorno e notte su un telo tenda steso sulla neve e, come tetto, il cielo grigio o le notti stellate dei meno 30.

Infine,quando il 15 gennaio 1943, i carri armati russi arrivarono a Rossosch, sede del comando del C.A. Alpino gli alpini del Monte Cervino rimasero soli a difendere la città e si improvvisarono cacciatori di carri supplendo con iniziativa ed ardimento alla mancanza di armi adeguate. Una decina di carri furono immobilizzati da temerari che avevano a disposizione solo mine, molotov e bombe a mano.
Solo il giorno dopo, una brigata corazzata i cui carri erano coperti di truppe d’assalto, riuscì a scacciare da Rossosch i resti di quello che restava del Monte Cervino. La loro breve ritirata finì alle porte di Nikolajewka il 19 gennaio. La Tridentina vi sarebbe arrivata solo il 26.

Anche in Russia il battaglione si è conquistato la fama di reparto eccezionale, una fama dal costo salatissimo, in termini di vite umane, di mutilazioni, di sacrifici. Il Monte Cervino di Russia aveva poco più di 500 uomini: 105 sono caduti, 230 feriti sono stati sgomberati prima della ritirata, 120 quelli fatti prigionieri, di loro solo 16 sono sopravvissuti agli orrori dei lager. Nella tradotta che a fine inverno riportava in Italia i resti dell’ARMIR, quelli del Monte Cervino occupavano solo un carro, erano meno di 50.

Il battaglione è decorato di medaglia d’oro al V.M. per le operazioni sul fronte russo e di medaglia d’argento al V.M. per le operazioni in Albania. Ai suoi componenti sono state conferite 3 medaglie d’oro, 42 d’argento, 68 di bronzo, 81 croci di guerra. Moltissime alla memoria, molte sul campo.
Quarantuno anni fa, gli alpini del Btg,Monte Cervino che erano riusciti a ritornare vivi dall’Albania e dalla Russia, eressero la chiesetta in memoria dei tanti loro compagni caduti sul Trebescines, nella steppa dell’Ucraina e nei lager sovietici. E’ qui che ogni anno viene celebrata una Santa Messa in occasione del Raduno dei Reduci ogni prima domenica di luglio.

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