I 100 anni dei fucilati di Cercivento

Il cippo eretto nel luogo della fucilazione
Il cippo eretto nel luogo della fucilazione
Venerdì 1 luglio a Cercivento si è tenuta la commemorazione dei quattro alpini del “Monte Arvenis” fucilati esattamente un secolo fa. E’ stato Guido Crainz, docente universitario e editorialista di Repubblica a tenere l’orazione civile.

La Decimazione di Cercivento, conosciuta anche come i fucilati di Cercivento (I fusilâz di Çurçuvint in friulano), identifica uno degli episodi più truci della Grande Guerra, la decimazione di un intero plotone composto da ottanta Alpini dell’8º Reggimento appartenenti alla 109ª Compagnia del Battaglione Monte Arvenis allora operante sul Monte Cellon, nei pressi del passo di Monte Croce Carnico, accusati dal proprio Comandante di Compagnia, il capitano Armando Ciofi e il suo vice tenente Pietro Pasinetti, d’insubordinazione e ribellione.

La colpa imputata alla compagnia era di essersi rifiutata di andare all’assalto delle linee nemiche sul monte Cellon a 2000 metri di quota, in pieno giorno percorrendo un lungo tratto scoperto sotto il fuoco delle mitragliatrici austriache.
Erano stati alcuni alpini del posto, che conoscevano i luoghi come le loro tasche a chiedere di effettuare l’attacco di notte col favore delle tenebre e con la protezione della nebbia, che sapevano si sarebbe alzata.

Il processo farsa a tutti gli 80 alpini della compagnia, si tenne nell’unico locale capace di ospitarli, la chiesa del paese, requisita per l’occasione.
I 4 ovvero Silvio Gaetano Ortis da Paluzza, Giovanni Battista Corradazzi da Forni di Sopra, Basilio Matiz da Timau e Angelo Massaro da Maniago, riconosciuti come i capi della ribellione furono condannati a morte, altri al carcere per un totale di 145 anni, e i restanti assolti.
La fucilazione fu effettuata presso il muro laterale del piccolo cimitero locale, dove è stato edificato un cippo che ricorda l’episodio.

Per ben due volte la Corte militare d’appello ha respinto l’istanza per la riabilitazione dei 4 alpini fucilati, è stato anche costituito un comitato, che supportato dalle istituzioni regionali, ha reiterato la richiesta direttamente al Presidente della Repubblica, la pratica sta ora seguendo l’iter parlamentare richiesto.

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