La battaglia del pastificio a Mogadiscio

Il Serg. Magg. Stefano Paolicchi
Il Serg. Magg. Stefano Paolicchi
La battaglia del Pastificio, talvolta chiamata anche battaglia del Checkpoint Pasta, è uno scontro a fuoco svoltosi a Mogadiscio tra le truppe italiane e i ribelli somali.

Il conto di questa giornata di combattimenti, al termine dell’operazione, è stato di 3 caduti:

Andrea Millevoi, Sottotenente del reggimento Lancieri di Montebello, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria;
Stefano Paolicchi, Sergente Maggiore del 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria;
Pasquale Baccaro, Caporale di leva al 186º Reggimento paracadutisti “Folgore”, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria.

Il Caporale Pasquale Baccaro
Il Caporale Pasquale Baccaro

Tra i feriti italiani, è stata conferita la MOVM all’allora sottotenente Gianfranco Paglia, paracadutista, che durante l’azione fu colpito da tre pallottole (di cui una al polmone che causò un’emorragia interna e una al midollo spinale che lo costringerà alla sedia a rotelle per tutta la vita) mentre cercava di portare in salvo l’equipaggio di uno dei blindati immobilizzati.

Il racconto della giornata

Il 2 luglio 1993, durante l’operazione Canguro 11 decisa dal Comando ITALFOR, forze italiane divise in due colonne meccanizzate effettuarono un rastrellamento alla ricerca di armi nel quartiere Haliwaa, a nord di Mogadiscio, verso vari obiettivi vicini all’ex pastificio distrutto, vicino al quale era stato costituito un posto di blocco denominato appunto Pasta.

Il S.Ten. Andrea Millevoi
Il S.Ten. Andrea Millevoi

Le due colonne, rispettivamente Alfa e Bravo, provenivano la prima dalla zona del porto vecchio di Mogadiscio e la seconda dalla città di Balad, altro importante presidio italiano durante la missione, situato a circa venti chilometri da Mogadiscio.

Terminata l’operazione di rastrellamento, le due colonne ripresero la via del ritorno. In seguito a gravi disordini scoppiati nella zona, con larga partecipazione da parte della popolazione locale a cui erano mischiati cecchini, la situazione precipitò al punto da rendere necessario richiedere rinforzi da parte della colonna Bravo, che si trovava in prossimità del pastificio lungo la via Imperiale.

Il Col. Gianfranco Paglia allora S.Ten.
Il Col. Gianfranco Paglia allora S.Ten.

Alcuni mezzi blindati italiani VCC-1 Camillino, fermatisi di fronte a barricate erette dai somali, vennero immobilizzati con razzi anticarro mentre le strade circostanti venivano bloccate con altre barricate da parte dei miliziani somali; in uno di questi veicoli corazzati morì il parà Pasquale Baccaro, che era stato colpito alla gamba da un razzo, mentre rimasero feriti gravemente il sergente maggiore Giampiero Monti all’addome e il paracadutista Massimiliano Zaniolo alla mano.

Venne deciso quindi l’intervento di soccorso della colonna Alfa, quasi arrivata alla base, dotata di carri M60 Patton, autoblindo FIAT 6614 e blindo pesanti Centauro con cannoni da 105 mm, che però gli equipaggi non avevano l’autorizzazione ad usare per il rischio di colpire i civili, e l’ulteriore appoggio di elicotteri Mangusta ed AB-205.

Gli equipaggi dei blindati, non potendo usare i cannoni, cercarono di proteggere gli altri veicoli ed i compagni feriti con le mitragliatrici, mentre si tentava di rimettere in moto uno dei veicoli immobilizzati e gli uomini appiedati rastrellarono le vicinanze; durante questa azione venne colpito a morte il sergente incursore Stefano Paolicchi.

Evacuazione di feriti
Evacuazione di feriti

Solo in due occasioni venne utilizzato l’armamento pesante: un numero non precisato di M60 aprì il fuoco contro dei container che servivano da scudo ai miliziani provocando grandi perdite e un elicottero da attacco Mangusta colpì con un missile TOW un Iveco VM 90 italiano catturato dai somali, distruggendo il mezzo e uccidendo tutti i ribelli a bordo del veicolo. Questo, fra le altre cose, può essere considerato come il battesimo del fuoco del Mangusta.

Tra gli uomini della colonna di soccorso, il sottotenente Andrea Millevoi, comandante di un plotone di blindo Centauro, venne colpito da un cecchino mentre si sporgeva dal suo mezzo per dirigere il fuoco della mitragliera da 7, 62 mm. Un somalo tentò di decapitare il suo corpo con una zagaglia, ma fu abbattuto da un altro soldato un secondo prima di compiere il gesto; l’arrivo dei nuovi mezzi corazzati permise ai soldati sotto il fuoco di sganciarsi, con miliziani che sparavano dalla folla vociante facendosi scudo di donne e bambini.

Sono passati 23 anni dalla battaglia del pastificio, ricordiamo le 4 medaglie d’oro, di cui 3 alla memoria, più le altre numerose onorificenze, che i nostri soldati si sono guadagnati quel giorno nell’adempimento del proprio dovere.

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