Mario Rigoni Stern, i 95 anni dalla nascita

Mario Rigoni Stern oltre ad essere stato uno dei più grandi ed intensi scrittori dell’Italia del dopoguerra è stato anche uno dei sopravvissuti alla ritirata di Russia del 1943.
Una delle ultime foto di Mario Rigoni Stern
Una delle ultime foto di Mario Rigoni Stern

Nel celebre romanzo “Il Sergente nella neve” ha descritto sul filo della memoria le tragiche vicende di quella ritirata in tutta la loro drammaticità. Mario Rigoni Stern, nato ad Asiago (in provincia di Vicenza) il giorno 1 novembre 1921 è sempre rimasto legato al paese natio, malgrado le innumerevoli vicissitudini che lo hanno visto protagonista come soldato e come uomo.

L’infanzia e l’arruolamento

La sua è una famiglia oltretutto assai numerosa, di tradizione commerciale. Il padre e la madre commerciavano in prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno della comunità dell’Altipiano. Quella stessa comunità della montagna veneta che si ritrova così di frequente nelle opere dello scrittore. Non a caso l’infanzia trascorsa nella conca asiaghese è fatta del contatto con i lavoratori delle malghe, i pastori, la gente di montagna. Gente che è appena uscita dalle rovine del primo conflitto mondiale. Prima della guerra il piccolo Mario frequenta la scuola di avviamento al lavoro. Per guadagnare qualche lira, svolge mansioni di garzone nel negozio dei genitori. Nel 1938 si arruola volontario alla scuola militare d’alpinismo di Aosta quando la guerra sembra lontana.

La guerra e le drammatiche esperienze
Il giovane Rigoni Stern in uniforme degli Alpini
Il giovane Rigoni Stern in uniforme degli Alpini

Nel settembre del 1939, mentre è in licenza, deve rientrare improvvisamente al reparto. In quel momento, racconterà lo stesso Rigoni Stern, capisce che ciò che sta accadendo cambierà per sempre anche la sua vita. Lo scrittore proverà la dura esperienza della guerra. E’ dunque impegnato in prima persona come soldato, portato qui e là dai reparti italiani. Dopo aver affrontato il fronte occidentale con mille dolori e travagli, tocca a quello albanese (esperienza raccontata in “Quota Albania”). Poi a quello russo, drammatico e sconvolgente. In questo frangente Rigoni Stern ha modo di sperimentare le più dure esperienze umane. Da quelle della ritirata e dell’abbandono dei compagni stremati nella neve a quello della deportazione nei lager.

Lui, semplice sergente diventa improvvisamente responsabile delle vite di molti uomini. Racconterà quei giorni con misurato orgoglio come essere stati i giorni più importanti della sua vita. Sulla strada del ritorno incappa in una pattuglia tedesca e viene catturato dai tedeschi. E’ costretto a sopravvivere per più di due anni nei lager di Lituania, Slesia e Stiria. La prigionia diventa oltre che il tempo della sofferenza e della fame, anche il tempo della scrittura, del ricordo e della memoria. Ricordo indelebile di tutti i compagni uccisi, di coloro che ha visto cadere al suo fianco sulla neve. Ceduti di schianto sotto i colpi dell’inverno russo nella più tragica insipienza e inadeguatezza dei vertici militari.

Il ritorno “a baita”

Fortunatamente il 9 maggio 1945, riesce miracolosamente a tornare all’amato Altopiano. Ma le ferite interiori sembrano difficilmente rimarginabili (e infatti mai lo saranno). Gli risulta difficile reinserirsi nella vita civile, difficile reagire all’apatia che lo attanaglia. Di questa profonda prostrazione ne abbiamo testimonianza nel doloroso e insieme delicato breve racconto “La scure”.  Breve racconto che viene inserito in “Ritorno sul Don” pagine fra l’altro dedicate a Primo Levi. Trova un impiego al catasto di Asiago e passano anni prima che riprenda tra le mani quei fogli. Manoscritti legati con dello spago abbandonati in un angolo della casa da cui trarrà il suo libro più famoso, “Il sergente nella neve” pubblicato su indicazione di Elio Vittorini, conosciuto da Rigoni Stern nel 1951.

Le esperienze letterarie
Un altra immagine di Mario Rigoni Stern
Un altra immagine di Mario Rigoni Stern

Racconto basato sulle sue esperienze, del sergente maggiore Mario Rigoni Stern, alpino scampato alla tragica ritirata di Russia dell’esercito italiano tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943 e che era stato capace di guidare un gruppo di soldati ormai allo sbando fuori dalle linee di fuoco. Sul finire degli anni ’60 scrive invece il soggetto e collabora alla sceneggiatura de “I recuperanti”, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all’indomani della Grande guerra. Dopo l’esordio del Sergente nella neve, vi saranno dieci anni di silenzio, in seguito dei quali arrivano i racconti naturalistici, quando nel 1962 pubblica “Il bosco degli urogalli”. Nel 1970, lasciato il lavoro, comincia a pubblicare opere narrative con regolarità. Inizia anche una collaborazione con La Stampa sulle pagine culturali e sull’inserto settimanale del quotidiano torinese, oltre a dedicarsi a letture e studi storici.

E’ il profondo legame tra Memoria e Natura l’essenza delle opere dello scrittore asiaghese. Sono proprio questi due elementi, che in sintesi fanno la sostanza della narrativa di Rigoni Stern. Anche se con modalità ed intensità sempre differenti, oppure in trame narrative che le vedono intimamente intrecciate. Si deve partire da questa considerazione se si vuole cercare di riassumere il suo cammino letterario. Una passione per la scrittura cominciata con un rotolo di fogli dentro uno zaino poggiato a fianco di un giaciglio, all’interno di un lager tedesco in Masuria. Nel 2000, insieme all’allora Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha curato il volume: “1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte”.

Muore a causa di un tumore al cervello il 16 giugno 2008. E’ stato sepolto, come voleva, senza vestiti nella nuda terra sotto ad una semplice croce di legno d’abete. Come tanti soldati caduti sull’Altopiano di Asiago durante la Grande Guerra.

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