Il massacro di Kindu

Il massacro di Kindu è accaduto l’11 novembre 1961: i due equipaggi italiani operavano da un anno e mezzo nel Congo, e il 23 novembre 1961 sarebbero dovuti rientrare in Italia.
Le salme dei tredici aviatori a Pisa
Le salme dei tredici aviatori a Pisa

Due velivoli da trasporto dell’Aeronautica Militare, quel giorno, atterrarono all’aeroporto di Kindu.  Due “Vagoni volanti” C-119 della 46^ Aerobrigata di Pisa assegnati al contingente delle Nazioni Unite in Congo. La località è situata non lontano dal confine con il Katanga. La regione dalla quale dilagò la sanguinosa guerra civile che minacciava la giovane repubblica africana, proclamata appena il 30 giugno 1960.

Gli aerei italiani si dovevano fermare a Kindu solo per il tempo di scaricare e, per gli equipaggi, di mangiare qualcosa. I due C-119 comparirono nel cielo della cittadina poco dopo le 14:00. Dopo aver fatto alcuni giri sopra l’abitato atterrarono all’aeroporto controllato dai caschi blu malesi.

Il cimitero di Tokolote dove furono seppelliti
Il cimitero di Tokolote dove furono seppelliti

Da vari giorni in città vi era un’agitazione maggiore del solito. Fra i duemila soldati congolesi di Kindu si era sparsa la voce che fosse imminente un lancio di paracadutisti mercenari al soldo del regime di Ciombe. Da tempo le truppe di Gizenga che operavano nel nord del Katanga, 500 chilometri più a sud di Kindu, erano sottoposte a bombardamenti dagli aerei katanghesi.

Disarmati e innocui

I nostri aviatori non avevano armi al seguito; nulla, infatti, lasciava presagire quanto stava per accadere e i rapporti con la popolazione erano sempre stati buoni. Stavano ancora pranzando quando vennero sorpresi da militari congolesi della fazione di Antoine Gizenga e accusati di essere mercenari belgi. Nell’aggressione uno degli ufficiali, il tenente medico Remotti, venne ucciso mentre tentava di scappare, gli altri dodici furono trascinati nella prigione della città.

Quella notte, soldati congolesi fecero irruzione nella cella dove erano detenuti i dodici aviatori italiani e li uccisero tutti a colpi di mitra; abbandonando i corpi nelle celle. Per alcune settimane non si seppe più niente sulla sorte dei tredici aviatori italiani. Questo alimentò una ridda di voci sulla loro sorte. Si arrivò a dire che erano stati smembrati a a colpi di machete e gettati in un fiume o addirittura oggetto di cannibalismo.

L’attesa di notizie e il rientro in Italia
La stele eretta all'entrata dell'aeroporto di Fiumicino
La stele eretta all’entrata dell’aeroporto di Fiumicino

Fortunatamente le spoglie dei nostri soldati furono sepolte in una fossa comune, grazie alla pietà di un graduato della polizia congolese. Lasciato passare un pò di tempo, il poliziotto si mise in contatto con i fratelli Arcidiacono, due italiani residenti da tempo a Kindu. I fratelli riuscirono a ricostruire le circostanze dell’eccidio e a contattare le autorità ONU per predisporre il recupero delle salme.

Nel febbraio del 1962 fu inviato un convoglio della Croce Rossa austriaca, scortato da un contingente di caschi blu etiopi. Vi parteciparono due ufficiali della 46ª Aerobrigata (il tenente colonnello Picone e il maggiore Poggi). Fu rinvenuta la fossa comune dove erano stati seppelliti gli italiani nel cimitero di Tokolote. un piccolo villaggio sulle rive del Lualaba. I corpi, protetti da una grossa crosta di argilla, erano ancora in buono stato di conservazione e furono facilmente identificati. Trasportati all’aeroporto di Kindu, furono imbarcati su un C-119 italiano e inviati a Leopoldville, da dove rientrarono in Italia a bordo di un C-130 statunitense.

Il dolore e i funerali
Targa a Milano presso i giardini dedicati agli aviatori
Targa a Milano presso i giardini dedicati agli aviatori

E’ l’11 marzo 1962 quando, in un clima di grande emozione, le salme dei caduti di Kindu arrivarono a Pisa a bordo di un velivolo statunitense con la scorta d’onore di caccia dell’Aeronautica Militare. L’indomani venne celebrato il solenne rito funebre, alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni.

Le salme vennero tumulate presso il Sacrario dei caduti di Kindu, il tempio aeronautico costruito all’ingresso dell’aeroporto militare di Pisa. Esso fu costruito grazie a una sottoscrizione pubblica lanciata all’indomani della notizia dell’eccidio. A ricordo dei due equipaggi venne anche eretta la stele che oggi sorge all’ingresso dell’aeroporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino.

Ai 13 martiri di Kindu, nel 1994, è stata assegnata la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Le vittime dell’eccidio di Kindu

Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani, 43 anni, di Bologna, comandante della missione
Sottotenente pilota Onorio De Luca, 25 anni, di Treppo Grande (UD)
Tenente medico Francesco Paolo Remotti, 29 anni, di Roma
Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani, 42 anni, di Montefalco (PG)
Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti, 40 anni, di Fabriano (AN)
Sergente elettromeccanico di bordo Martano Marcacci, 27 anni, di Collesalvetti (LI)
Sergente marconista Francesco Paga, 31 anni, di Pietralcina (BN)
Capitano pilota Giorgio Gonelli, 31 anni, di Ferrara
Sottotenente pilota Giulio Garbati, 22 anni, di Roma
Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, 42 anni, di Palermo
Sergente maggiore Nicola Stigliani, 30 anni, di Potenza
Sergente maggiore Armando Fausto Fabi, 30 anni, di Giuliano di Roma (FR)
Sergente maggiore marconista Antonio Mamone, 28 anni, di Isola di Capo Rizzuto (KR)

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