Strage di Nassiriya, sono passati tredici anni

L'edificio della base distrutto
L’edificio della base distrutto
Strage di Nassiriya, 12 novembre 2003. Tredici  anni fa l’attacco alla base italiana.

Sono passati esattamente tredici anni dalla strage di Nassiriya, il più grave attacco alle truppe italiane dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Diciannove morti italiani, tra civili e militari, e 9 morti iracheni. Una vicenda su cui, oggi, non c’è più alcun fascicolo aperto, visto che tutte le inchieste sono state archiviate. La ferita, però, è ancora aperta, soprattutto per chi nell’attacco del 12 novembre 2003 perse un padre o un figlio, un marito, un fratello, un amico.

Dinamica dell’attentato

Era il 12 novembre 2003 – ore 8.40 italiane, ore 10.40 a Nassiriya, città irachena a maggioranza sciita e capoluogo della provincia di Dhi-Qar – il giorno in cui la guerra entrò di nuovo nelle case degli italiani. Un tremendo attentato, compiuto con un camion e un’auto imbottiti di esplosivo, devastò la base italiana Maestrale a Nassiriya e portò la morte tra i militari impegnati nell’operazione Antica Babilonia.

I funerali solenni delle vittime
I funerali solenni delle vittime

Dodici carabinieri della Msu (Multinational Specialized Unit) uccisi. Morti anche cinque militari dell’Esercito che facevano da scorta alla troupe del regista Stefano Rolla che si trovava a Nassiriya per girare uno sceneggiato sulla ricostruzione da parte dei soldati italiani e si erano fermati lì per una sosta logistica. Morirono anche due componenti civili di una troupe che stavano lavorando a un film. Rimasero uccisi anche 9 iracheni. Feriti una ventina di italiani, tra militari (anche una donna carabiniere) e civili.

La reazione all’ingresso e l’esplosione

Ma sarebbe stato ancor più tremendo se non fosse riuscito, anche se solo in parte, il disperato tentativo di fermare i kamikaze all’ingresso della base, nota anche come Animal House e che durante il regime di Saddam Hussein era sede della Camera di Commercio, sulle rive del fiume Eufrate. Con quell’azione il carabiniere Andrea Filippa, di guardia all’ingresso della base e poi morto anche lui nell’esplosione, riuscì a fermare e uccidere i due attentatori suicidi sul camion, che esplose sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni. L’autobomba ce la fece invece a passare, perché era nascosta dal camion, e a proseguire fin dentro portando il suo carico di morte.

I caduti militari del vile attentato
I caduti militari del vile attentato

L’esplosione – ricordano i testimoni – fu potentissima, fece venir giù gran parte di uno dei due edifici e danneggiò l’altro, quello che era sede del comando. In fiamme anche il deposito delle munizioni della base, e da lì arrivarono nuove esplosioni innescate dall’attentato. L’altra sede del contingente italiano, base Libeccio, era distante poche centinaia di metri dalla prima e venne danneggiata anch’essa dall’esplosione.

I caduti

I caduti appartenevano a vari reparti dell’Arma dei carabinieri territoriale: 13° reggimento di Gorizia, 7° reggimento Trentino-Alto Adige di Laives, reggimento San Marco, brigata Folgore, 66° reggimento fanteria aeromobile “Trieste”, reggimento Savoia cavalleria, reggimento Trasimeno. Morti anche appartenenti alla brigata Sassari dell’Esercito che stavano scortando la troupe cinematografica e 3 militari del 6° reggimento trasporti della brigata logistica di proiezione.

Le vittime italiane furono i carabinieri Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte; Giovanni Cavallaro, sottotenente; Giuseppe Coletta, brigadiere; Andrea Filippa, appuntato; Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente; Daniele Ghione, maresciallo capo; Horacio Majorana, appuntato; Ivan Ghitti, brigadiere; Domenico Intravaia, vice brigadiere; Filippo Merlino, sottotenente; Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte; Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante; i militari dell’esercito Massimo Ficuciello, capitano; Silvio Olla, maresciallo capo; Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore; Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto; Pietro Petrucci, caporal maggiore; i civili Marco Beci, cooperatore internazionale e Stefano Rolla, regista.

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