L’eccidio dei 17 alpini della Monterosa a Forte Tortagna

Il monumento eretto nel luogo dell'eccidio
Il monumento eretto nel luogo dell’eccidio
Il 27 novembre 1944, 17 alpini della Monterosa furono fucilati dai partigiani. Erano stati catturati il giorno precedente al termine di furiosi combattimenti.

Per arrivare dove è avvenuto l’eccidio dei 17 alpini della Monterosa dobbiamo percorrere la strada che da Finale Ligure (SV) porta a Calizzano. Usciti dalla galleria, del forte centrale del Colle del Melogno, si arriva ad una spianata occupata da un ottimo ristorante. Si imbocca la vecchia stradina militare sterrata la quale, dopo alcune curve attraverso un bosco ceduo, porta ad un bivio. Dopo aver svoltato a sinistra, entriamo in una maestosa foresta, ad una altezza s.l.m. di circa 1090 metri.

Percorriamo un tratturo fangoso e arriviamo ad uno spiazzo dove pare che il tempo si sia fermato. Qui con un cippo, una statua del Cristo ed una targa di ottone si vuole ricordare con cristiana pietà  una delle tante atrocità commesse nel corso della Guerra Civile, uno dei tanti episodi in cui Italiani che si consideravano “buoni”, scannavano senza pietà altri Italiani che loro consideravano “cattivi”, ecco i fatti.

A fine novembre del 44, due plotoni di alpini della Divisione Monterosa della Repubblica Sociale Italiana, appartenenti alla 67° compagnia del Battaglione Cadore provenienti da Garessio e dall’alta Valle Tanaro, entrano in contatto, sulla strada montana  oltre Bardineto, con preponderanti formazioni partigiane, la 5° brigata Partigiana Garibaldina composta da ben tre distaccamenti.

La battaglia

I combattimenti  sono violentissimi e l’impegno è estremo da parte di entrambi i contendenti, uno dei due plotoni Repubblicani riesce a sganciarsi e ritorna al proprio reparto accasermato a Ceva, mentre l’altro circondato, continua a combattere nella speranza  di ricevere rinforzi che tuttavia non possono raggiungere, nell’immediato, la zona.

Il plotone di artiglieria alpina, perde nello scontro, l’ufficiale comandante, il sottenente Armando Merati, decorato con medaglia d’argento al V.M. alla memoria, che viene sostituito durante i combattimenti, dal sottotenente medico Mario Da Re, il quale con altrettanta capacità, guida il reparto nella difesa della posizione, che dura per otto lunghissime ore infliggendo alla brigata partigiana forti perdite, negli scontri anche l’alpino semplice Primo Durante rimane ferito gravemente  sempre con le armi in pugno e morirà verso la fine di novembre.

La targa che ricorda i nomi dei 17 alpini trucidati
La targa che ricorda i nomi dei 17 alpini trucidati

Al termine dello scontro violentissimo, gli alpini superstiti, diciassette, vengono disarmati e dichiarati prigionieri di guerra. Ma essere “prigionieri” di reparti partigiani è solo un eufemismo che significa vita brevissima. In seguito sono portati al forte Tortagna. Una fortificazione posta sulla sommità del colle e rinchiusi in una cantina, nel livello più basso della rocca. La loro vita sta per finire in modo tragico.

La tragedia

Dopo essere stati rinchiusi all’interno di un sotterraneo del forte Tortagna, gli artiglieri alpini vengono passati per le armi. In spregio a qualsiasi convenzione militare e soprattutto umana. Un giovanissimo militare, poco più che diciassettenne, sopravvive alla strage. Avrà così la possibilità di relazionare al proprio comando cosa accadde all’alba del 27 novembre. Il ragazzo si chiamava Albareti e scampa alla morte grazie alla richiesta del suo comandante. Il sottotenente Mario Da Re, chiede ai partigiani clemenza per il giovanissimo alpino, vista la sua età.

I corpi dei militari, saranno esumati solo quattordici anni dopo nel 1958, e ricomposti presso il Cimitero di Vittorio Veneto, frazione Ceneda. Oggi sul sito della strage a quota 1090, è stato posto un cippo in memoria delle vittime di questa ennesima ed assurda strage con i nomi degli alpini trucidati e l’iscrizione “ANCHE PER NOI SOLA LEGGE FU’ IL DOVERE” e annualmente viene celebrata una messa in memoria dei caduti.

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