Don Secondo Pollo la memoria del suo sacrificio

Settantacinque anni orsono moriva il Beato Don Secondo Pollo, Cappellano Militare degli Alpini. La Chiesa lo ricorda il 4 gennaio, giorno del suo battesimo.
Immagine pittorica di Don Secondo Pollo
Immagine pittorica di Don Secondo Pollo

Ma è oggi 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, che il pensiero corre alla morte eroica di Don Secondo Pollo. Il gesto estremo di una vita protesa a recare soccorso e conforto ad un giovane Alpino, che muore colpito dal fuoco nemico. Per noi alpini è il nostro primo “santo”. Per i cappellani militari è il primo loro modello elevato alla gloria degli altari. Per la Chiesa tutta un autentico “martire della carità”. Comunque lo si voglia considerare, è in ogni caso doveroso far memoria di lui. Prima che l’anno finisca e a diciotto anni dalla beatificazione, avvenuta a Vercelli il 23 maggio 1998.

La vocazione arriva presto

Nasce a Caresanablot (piccolo paese in provincia di Vercelli) il 2 gennaio 1908 e, da bambino, è allievo dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Forse è qui che matura la sua vocazione, ma per seguirla entra a 11 anni nel seminario diocesano. Sacerdote il 15 agosto 1931, si rivela ottimo professore ed illuminato direttore spirituale del seminario minore. Lo dipingono “educatore di fine intuizione pedagogica” e non a torto, se solo si considera quanto è amato e seguito dai giovani seminaristi.

Passa poi al seminario maggiore, sempre in veste di insegnante, per altri quattro anni. Parallelamente viene nominato assistente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica. Ruolo che rappresenta forse, del suo ministero, l’aspetto più fecondo anche se ingiustamente trascurato. Perché la fine eroica ha finito per esaltare quasi esclusivamente in lui la nobiltà del gesto estremo. Eppure, quelli trascorsi nell’Azione Cattolica, sono gli anni che lo mostrano alla diocesi vercellese come il “prete nuovo”: infervorato, vulcanico, dinamico, efficiente.

Don Secondo Pollo in abito talare
Don Secondo Pollo in abito talare

È certamente figlio del suo tempo, legato all’ecclesiologia della “società perfetta”, animato da una prudenza antimodernista e da una spiritualità apostolica militante tipica dei gesuiti piemontesi, con un tocco piuttosto marcato di moralismo. Eppure, nel tranquillo panorama religioso della diocesi, porta un tocco di novità, rappresentata da una marcata apertura verso il mondo laicale in generale e quello giovanile in particolare, da una gioiosità dello spirito particolarmente gradita ai giovani, dall’entusiasmo per le cose che si possono organizzare insieme nelle parrocchie e anche al di là dei confini parrocchiali.

Il suo impegno nell’Azione Cattolica

Gli strumenti, di cui fa abbondante uso, sono quelli di cui tradizionalmente dispone l’Azione Cattolica negli Anni Trenta: le tante “Tregiorni”, le adorazioni mensili, le filodrammatiche giovanili; di suo ci mette le scorribande per le strade dove i giovani possono gridare la loro fede, i giochi rumorosi nei boschi, la via crucis in piazza predicata dai giovani e le loro visite ai bambini handicappati. Forse anche per questo è un prete “che disturba”: non capito da alcuni confratelli, ignorato da altri.

Sono soprattutto i giovani (e, diventati adulti, lo testimoniano sotto giuramento al processo di beatificazione) a “prendere le misure” a questo prete un po’ fuori dai soliti schemi; sono loro a prendere nota dei suoi tempi di preghiera sempre più prolungati, della sua agenda sempre più fitta di impegni, della sua direzione spirituale che “spinge in alto”, delle sue ore sempre più frequentemente rubate al sonno per dedicarle allo studio e all’aggiornamento che i giovani non gli lasciano fare di giorno.

Don Secondo Pollo con la divisa degli Alpini
Don Secondo Pollo con la divisa degli Alpini
L’arruolamento

Per i giovani dà tutto fino al punto di seguirli, quando nel 1940 partono per il fronte: una scelta che forse potrebbe evitare, vista la grave malformazione all’occhio sinistro. Anche come cappellano militare però “funziona bene”. Graduati e semplici soldati ricordano il suo ottimismo, il suo costante sorriso, le sue prediche accessibili a tutti. Il suo continuo spronarli a diventare santi anche in grigioverde o con le “stellette”.

Arruolato nel battaglione alpino “Val Ghisone” che opera prima sul fronte occidentale e poi in Montenegro. Qui il 26 dicembre 1941, durante la battaglia di Dragali, si trova al centro di una sparatoria. Le vittime sono tante sia da una parte che dall’altra. Non si risparmia, non ha paura e accorre per portare conforto ad un alpino ferito. Mentre lo assiste viene colpito da una pallottola che gli recide l’arteria femorale. Muore dissanguato, come uno che ha donato tutto, fino all’ultima goccia.

Le testimonianze

Sepolto nel cimitero di Scagliari presso Cattaro, solo nel 1961 la salma viene trasferita nel cimitero di Caresanablot. Nel 1968 viene portata nella Cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli. Lì ogni anno viene commemorato nel giorno della morte con una messa. Il generale Emilio Faldella suo colonnello quando comandava il 3º Reggimento Alpini, scrive di lui: « svolgeva il suo ministero con intima soddisfazione, con amore e dedizione… Scopo della sua attività penso sia stata proprio la carità. Cioè il servizio di Dio e del prossimo, il bene delle anime. … Don Pollo aveva una personalità che suscitava ammirazione. Eppure era sua caratteristica l’umiltà, sembrava volesse scomparire, eppure gli era impossibile eclissarsi. Intelligenza, cultura, l’eminente bontà lo mettevano in evidenza. ».

Lo Stato gli assegna subito la medaglia d’argento al valor militare. Un po’ più di tempo impiega la Chiesa a concedergli l’aureola,. Ma alla fine anche per don Secondo Pollo è arrivato il momento della glorificazione terrena.

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