Matteo Miotto a 6 anni dalla morte in Afghanistan

Matteo Miotto in uniforme da alpino
Matteo Miotto in uniforme da alpino
Il 31 dicembre del 2010 il Caporal Maggiore degli Alpini Matteo Miotto di Thiene (VI) rimaneva ucciso. La causa uno scontro a fuoco presso l’avamposto “Snow” nella Valle del Gulistan, provincia di Farah in Afghanistan.

In occasione del sesto anniversario della morte di Matteo Miotto, il padre, Franco Miotto, solitamente poco incline a parlare pubblicamente, affida ad un post sul suo profilo Facebook queste toccanti parole, sgorgate dal cuore ferito di un padre che ha perso il suo ragazzo di soli 24 anni.

Il post su Facebook

“A MATTEO, AL MIO RAGAZZO –  Pur schivo alle pubbliche esternazioni allo spirare dell’anno è per me quasi un atto dovuto dar voce al mio pensiero. Ricordare il figlio che ho avuto, parlare, scrivere di lui di Matteo, di quello che ha lasciato, riviverlo così com’era, cogliere ad occhi chiusi l’ingenua spontaneità dei suoi gesti, la schietta dialettica, il marcato dialetto di cui andava fiero che facevano di lui un orgoglioso figlio della nostra terra veneta, il suo sorriso, i suoi sogni e gli ideali su cui aveva costruito la sua breve vita.

Il fare questo rendendo voi partecipi aiuta e mi aiuta a conservare vivo, quell’esile filo astratto, invisibile ai più ma reale nella mente e nel cuore di un padre che a distanza di 6 anni cerca ancora risposta al tormentoso quesito: ma veramente ne è valsa la pena? Noi tutti sappiamo che il sacrificio di un soldato diventa vano quando di lui ci si dimentica e ricordare e far sì che Matteo sia ricordato è per me oramai un fatto imprescindibile, il piccolo grande tesoro che di lui mi è rimasto.

So, spero comprenderete la mia espressione di pensiero, del resto, la stima il rispetto i vostri attestati avuti in questi anni mi autorizzano a pensare che l’impegno non è stato vano. Il ricordo di Matteo vive, il suo indelebile messaggio di pace risplende al di sopra della troppa quotidiana mediocrità cui il mondo ci ha abituati dove il profitto e la legge del più forte campeggiano oramai senza soluzione di continuità, dove i drammi di troppi si consumano tra l’indifferenza di chi volutamente volge lo sguardo all’altra parte.”

Franco il papà di Matteo
Franco il papà di Matteo
Chi era Matteo

Matteo Miotto era un giovane molto attaccato alle sue radici e alle tradizioni della sua terra. Aveva scelto la vita militare, le “stellette”, nonostante avesse terminato con successo le scuole superiori. Era in possesso di un diploma che gli garantiva ottimi sbocchi lavorativi.

Il Caporal Maggiore Matteo Miotto era molto orgoglioso di quello che faceva. Della sua scelta di entrare negli Alpini come suo nonno. Tutte cose che aveva ben descritto, in una File PDF lettera inviata a novembre al Sindaco di Thiene (VI) suo paese natale. Lettera letta dallo stesso sindaco, durante la cerimonia per la ricorrenza del 4 novembre. Festa dell’unità d’Italia e delle Forze Armate. Ma anche pubblicata da un giornale veneto online: Link esterno Il Gazzettino.

Era già stato in missione in Kosovo ed ora era stato destinato in Afghanistan. Dove svolgeva servizio insieme ai suoi commilitoni del 7° Reggimento della Brigata Alpina “Julia”. Per sentirsi meno lontano da casa si era portato una bandiera del nostro paese firmata da tutti i suoi amici (vedi foto sotto).

Matteo in Afghanistan mostra la bandiera con le firme dei suoi amici
Matteo in Afghanistan mostra la bandiera con le firme dei suoi amici
Il dolore nell’anniversario della scomparsa

Oggi manifestiamo tutta la nostra vicinanza al papà di Matteo Miotto e al suo dolore. Quando si perde i genitori, la parola che ti descrive è orfano. Quando perdi il coniuge la parola che descrive il tuo stato è vedovo/a. Ma quando si perde un figlio qual’è il termine specifico per questo? Cosa si diventa? Non esiste un termine per il più atroce e crudele dei dolori!!!

Si diventa nullità…perché si è perso il bene più grande. Si è persa la gioia del vederlo crescere e vivere le sue esperienze. Si è perso il rumore dei suoi passi in casa. Il clic della serratura che solo lui faceva scattare così quando entrava in casa, prima di chiamarci con la sua adorata voce. Si è perso tutto e niente sarà mai come prima perché niente ci interesserà più come prima. Non esisterà mai un termine per definire un baratro simile.

Ciao Franco e ciao Matteo

Se ti piace condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *