Il tenente Carlo Vicentini è andato avanti

Carlo Vicentini tenente degli Alpini e reduce di Russia è andato avanti. Classe 1917 e due volte insignito di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, era stato prigioniero dei russi per tre anni.

Il tenente Carlo Vicentini, classe 1917, è andato avanti la notte del 17 febbraio. Solo dieci giorni dopo la scomparsa del generale Luigi Morena, un altro grande testimone della Storia Alpina è andato avanti. Carlo Vicentini era nato a Bolzano nel 1917, grazie agli insegnamenti del padre, s’innamorò delle Terre alte fin da ragazzo.

Il tenente Carlo Vicentini classe 1917
Il tenente Carlo Vicentini classe 1917

Per via del mestiere di portalettere del padre, la famiglia Vicentini si trasferì a Roma, nel 1931. Dopo la laurea frequenta la Scuola Militare Alpina di Aosta e nel 1941 è nominato sergente. Prosegue la formazione militare presso la Scuola Allievi Ufficiali di complemento alpini di Bassano, conseguendo il grado di sottotenente.

Il 23 aprile 1942 firma la richiesta per essere assegnato al fronte russo. Raggiunge in Russia, come ufficiale comandante, il plotone Comando del battaglione alpini sciatori Monte Cervino. Un’unità d’elitè, impiegata come forza d’assalto, formata da sciatori professionisti. Dotata di equipaggiamento moderno per l’epoca tra cui tute bianche e scarponi con suola in gomma.

La cattura

Il 15 gennaio del ’43, una colonna di 15 carri armati russi aggira le linee e riesce a penetrare in Rossosc, sede del Corpo d’Armata Alpino. E’ lì, che con grande ardimento il Battaglione Monte Cervino, con mine anticarro, bottiglie incendiarie e combattimento tra le case riesce a contenere l’assalto. Distrugge quasi tutti i carri armati, ma nei giorni seguenti gli attacchi delle truppe corazzate si intensificano. Il Battaglione Monte Cervino in queste azioni difensive subisce molte perdite e deve ritirarsi.

Il S.Tenente Vicentini una sera dopo violenti scontri si ripara in una isba (abitazione rurale russa), lasciando sentinelle di guardia. Durante la notte le guardie vengono pugnalate in un attacco partigiano e così vengono presi prigionieri. Rientrerà in Italia nel 1946 dopo tre anni di tremenda prigionia e stenti, dove vede morire tanti sui commilitoni. Era decorato di due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

Scrisse “Noi soli vivi”, un libro sulla sua esperienza in Russia e in particolare sui campi di prigionia sovietici. “Rapporto sui prigionieri italiani in Russia”, rassegna sui numeri e sulle fasi della prigionia dalla cattura alla liberazione, scritto insieme a Paolo Resta. “Il sacrificio della Julia”, un tributo al valore dei soldati della Julia nell’affrontare l’accerchiamento russo. Dal 2004 al 2007 è stato Presidente Nazionale dell’UNIRR Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia.

Ci uniamo a tutta la famiglia alpina nello stringersi attorno ai figli, entrambi alpini, Francesco e Dario.

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