Nowo Postojalowka il sacrificio della Cuneense

Colonna di prigionieri
Colonna di prigionieri

Quando il 17 gennaio il comando autorizzò la ritirata, erano state perdute, per colpa del comando tedesco, due giornate preziose. Ebbe allora inizio quella marcia verso occidente che fu tutta un alternarsi di attacchi contro i successivi sbarramenti russi. Quando non si trovava il nemico davanti, gli attacchi di carri e di partigiani arrivavano ai fianchi e sulle retrovie. La semplice narrazione degli avvenimenti non può dare l’esatta misura della tragedia che si abbatté sulle divisioni.

E tanto meno dello sforzo eroico che ogni reparto, ogni alpino, dovette compiere per tentare di vincere il nemico. Ma anche le avversità dell’ambiente tragico della steppa gelata, a 40° sotto zero, senza viveri, senza riparo. Esausti, assiderati, senza possibilità di sostare per non rimanere vittime del gelo, costretti ad andare avanti nella speranza di “tornare a baita”.

La Tridentina meno impegnata dagli attacchi russi, aveva strada piu libera verso ovest. La Julia e la Cuneense invece no. Avevano la strada sbarrata dai reparti russi che avevano sfondato più a sud e avevano effettuato una manovra a tenaglia. Avevano così piegato in direzione nord-ovest, nel tentativo di ricongiungersi con la Tridentina.

Oltrepassato sul ghiaccio il Kalitwa, la Julia puntò su Popowka, dove si era diretta anche la Cuneense. Tra il 19 e il 20 gennaio il 9° Alpini si batté con eroico valore fra Popowka e Kopanka, agli ordini del colonnello Lavizzari. L’8° Alpini,  fu attaccato dai russi a Nowo Postojalowka e dopo aver resistito disperatamente riuscì a sganciarsi.

Il 19 gennaio, alle 10 del mattino, il generale Battisti della Cuneense s’incontrò in una casa di Popowka con il generale tedesco comandante il gruppo Rheingold. I due generali presero la decisione di abbandonare la direzione di ripiegamento che era stata loro assegnata e di puntare su Waluiki che si riteneva non ancora in mano nemica.

Verso le sette di sera, vicino a Popowka, reparti russi, equipaggiati in tuta bianca e scambiati dai nostri per tedeschi, attaccarono la Cuneense. La 72a batteria del gruppo “Val Po'” e la 21a del “Saluzzo” si sacrificarono sul posto per permettere alla colonna di sganciarsi proseguendo il ripiegamento verso Nowo Postojalowka.

Il 20 gennaio, la Cuneense incontrò  reparti della Julia bloccati dai russi vicino a Nowo Postojalowka. Venne mandato il battaglione “Ceva” e il “Mondovì” all’attacco del centro abitato ma le batterie del “Mondovì” vennero maciullate dai cingoli dei T34 russi, il “Ceva” venne quasi completamente annientato. I russi intimarono la resa ma Battisti rifiutò d’arrendersi, prima volle tentare il tutto per tutto per uscire dalla morsa.

Il dramma della ritirata
Il dramma della ritirata

Il generale Battisti considerò che prima dell’imbrunire i russi potessero ancora attaccarlo tra Nowo Postojalowka e Kolkos Kopanki, decise quindi di mandare all’attacco il “Borgo San Dalmazzo” e il “Saluzzo”. I due battaglioni,  andarono vicino all’obbiettivo, attraversando una dorsale tra due piccoli villaggi. Ma improvvisamente un violento fuoco di sbarramento inflisse ai due battaglioni pesanti perdite. Tutt’intorno arrivarono carri armati seguiti da fanteria russa… caddero oltre 1500 alpini.

Battisti, constatata l’impossibilità di forzare senza armi anticarro la temutissima dorsale tentò ancora la possibilità di sfuggire all’accerchiamento. I reparti della Cuneense iniziarono ad abbandonare le postazioni di Nowo Postojalowka. Ma le fanterie russe costituite da reparti siberiani (e quindi a loro agio nel gelo e nella neve) attaccarono nuovamente ciò che restava del battaglione “Mondovi”, incaricato di proteggere il ripiegamento e il fianco della colonna. Il “Mondovi” venne completamente annientato.

Intanto i russi attaccarono alle spalle i resti del 2° Reggimento Alpini, in ritirata da Kolkos Kopanki. Questa battaglia segnò la fine della Cuneense e della Julia, si stima che circa 13000 alpini caddero in questa terribile giornata. Nella notte del 21 gennaio, la Cuneense riprese a marciare, erano rimasti in duemila dei suoi e un migliaio di sbandati provenienti da altri reparti.

 

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