La Medaglia d’Oro Maria Plozner Mentil e le portatrici carniche

Il luogo dove fu colpita Maria Plozner Mentil
Il luogo dove fu colpita Maria Plozner Mentil

Maria Plozner viene ricordata come una donna eccezionale. Era benvoluta per la bontà d’animo e lo spirito d’altruismo. Delle portatrici fu riconosciuta “anima” e guida trascinatrice. Sempre in prima fila in ogni circostanza, nei bombardamenti delle artiglierie austriache e quando fischiavano le pallottole, infondeva coraggio alle compagne impaurite e smarrite.

Era mamma di quattro figli in tenera età, e sposa di un combattente sul fronte del Carso. Il 15 febbraio venne colpita a morte da un cecchino austriaco, appostato a circa 300 metri, a Malpasso di Pramosio, sopra Timau. Era stata colpita mentre assieme alla sua inseparabile amica Rosalia di Cleulis, si concedeva un piccolo riposo dopo aver scaricato la gerla da un pesante carico di munizioni. Aveva solo 32 anni e spirò la stessa notte nell’ospedale da campo di Paluzza, assistita da uno zio.

Portatrici Carniche
Portatrici Carniche

Ebbe un funerale con gli onori militari, alla presenza di tutte le portatrici, e fu seppellita a Paluzza. Il 3 giugno del 1934 la sua salma fu traslata solennemente al cimitero di guerra di Timau, da dove, definitivamente, venne trasferita al localeTempio Ossario, vicina ai resti di 1763 caduti sul fronte sovrastante. Nel 1997, il Presidente della Repubblica le ha conferito “Motu Proprio”, la medaglia d’oro al valor militare alla memoria quale eroina, e quale ideale rappresentante di tutte le Portatrici.

La straordinaria pagina delle Portatrici carniche, scritta tra l’agosto del 1915 e l’ottobre del 1917, è forse unica nella storia dei conflitti armati. La Zona Carnia, ove erano dislocati 31 battaglioni, aveva un’importanza strategica nel quadro generale del fronte, in quanto rappresentava l’anello di congiunzione tra le Armate schierate in Cadore alla sinistra, e quelle delle prealpi Giulie e Carso sulla destra. Costituiva quindi un importante difesa delle maggiori direttrici di movimento del nemico: quelle del Passo di Monte Croce Carnico e del Fella.

Quello che resta della Caserma intitolata a Maria Plozner Mentil
Quello che resta della Caserma intitolata a Maria Plozner Mentil

Le Portatrici di Paluzza operarono nel Sottosettore Alto But , ed anche nel Sottosettore Val Chiarsò, fino a ridosso della linea del fronte che si estendeva dal Monte Coglians (m 2780), Cresta Collinetta (m.2188), Passo di Monte Croce Carnico (m.1360), Pal Piccolo (m1866), Freikofel (m.1757), Pal Grande (m. 1809), Pizzo di Timau (m. 2117). Questa linea difensiva era servita dai battaglioni alpini locali Tolmezzo e Val Tagliamento.

La linea di combattimento rifornita dalle portatrici di Paluzza e degli altri comuni dell’Alto But, Sutrio e Cercivento, aveva un’ampiezza di circa 16 chilometri, poiché si estendeva dal Monte Coglians al Monte Questalta, comprendeva inoltre le posizioni arretrate di Monte Terzo e Lavareit. Tutta la prima linea Zona Carnia e in particolare il Sottosettore Alto But, era particolarmente “calda”.

La forza media presente nella zona si aggirava intorno ai 10-12 mila uomini. I soldati, per vivere e combattere nelle migliori condizioni di efficienza materiale e morale, avevano bisogno giornalmente di vettovaglie, munizioni, medicinali e materiali per rinforzare le postazioni, e attrezzi vari. I magazzini e i depositi militari, dislocati in fondovalle, non avevano collegamento con la linea del fronte, non esistendoci rotabili che consentissero il transito di carri a traino animale o di automezzi.

Disegno dell'epoca raffigurante le portatrici
Disegno dell’epoca raffigurante le portatrici

La guerra si faceva sulle montagne e i rifornimenti ai reparti schierati dovevano essere portati a spalla. La situazione venutasi a creare con i feroci combattimenti, non permetteva che venissero sottratti i soldati dalle linee per adibirli a questo servizio. Ecco quindi che il Comando Logistico della Zona e quello del Genio, chiesero aiuto alla popolazione.
Ma a chi? Gli uomini validi erano tutti alle armi, nelle case solo donne, anziani e bambini.

Le donne di Paluzza avvertirono la gravità della situazione, ed aderirono subito all’invito drammatico a mettersi a disposizione dei Comandi Militari per trasportare a spalla quanto occorreva agli uomini della prima linea “Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan” , “Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame”.

Furono dotate di un apposito bracciale rosso con stampato il numero del reparto da cui dipendevano. Il carico dei rifornimenti da portare alle prime linee, sui 30 – 40 kg e anche più. L’età variava da quindici a sessant’anni, e nelle emergenze, venivano affiancate anche da vecchi e bambini. Se necessario, venivano chiamate ad ogni ora del giorno e della notte. Ricevettero il compenso di una lira e cinquanta centesimi a viaggio, equivalenti a circa L. 6.000 lire di oggi.

Foto di portatrici carniche
Foto di portatrici carniche

Queste donne avevano ereditato dal loro passato la fatica. Abituate da secoli per l’estrema povertà di queste zone, ad indossare la “gerla” di casa – che mai come in questo caso può rappresentare il simbolo della donna carnica – , ora la mettevano sulle spalle al servizio del Paese in guerra. Fino ad allora l’avevano a caricata di granturco, fieno, legna, patate e tutto ciò che poteva servire alla casa e alla stalla. In questa situazione invece la gerla era carica di granate, cartucce, viveri e altro materiale.

Venne costituito un vero e proprio Corpo di ausiliarie formato da donne più o meno giovani, della forza pari a quella di un battaglione di circa 1000 soldati. Con disciplina militare (pur non essendo state militarizzate), partivano a gruppi di 15, 20 senza guide, imponendosi una tabella di marcia. Dopo percorso il fondovalle con la gerla carica, “attaccavano” la montagna dirigendosi a raggiera verso la linea del fronte. I dislivelli da superare andavano da 600 a 1200 metri, quindi con due o quattro ore di marcia in ripida salita.

Una delle poche foto di Maria Plozner Mentil
Una delle poche foto di Maria Plozner Mentil

Arrivavano a destinazione col cuore in gola, stremate dalla disumana fatica, che diventava ancor più pesante d’inverno, quando affondavano nella neve fino alle ginocchia. Scaricavano il materiale, una sosta di pochi minuti per riposare, per portare agli alpini al fronte qualche notizia del paese e magari riconsegnare loro la biancheria fresca di bucato, portata giù a valle, da lavare, nei giorni precedenti. Si incamminavano poi in discesa, per ritornare a casa, dove c’erano ad aspettarle i bambini, i vecchi, la cura della casa e della stalla.

All’alba del giorno dopo si ricominciava con un nuovo “viaggio”. Qualche volta, per il ritorno veniva chiesto alle portatrici di trasportare a valle, in barella, i militari feriti o quelli caduti in combattimento. I feriti erano poi avviati agli ospedali da campo, i morti venivano seppelliti nel Cimitero di guerra di Timau, dopo che le stesse Portatrici avevano scavato la fossa.

Nei giorni del 26 e 27 marzo 1916, quelli della perdita del Pal Piccolo e della sua riconquista con furibonde lotte, dove si contarono fra i nostri 190 morti, 573 feriti e 25 dispersi, le donne di Timau si presentarono e si offrirono come serventi ai pezzi di artiglieria, chiedendo inoltre di essere armate di fucile. Non fu necessario il loro impiego, ma servì a rincuorare i soldati che combattevano e che provarono ammirazione e riconoscimento per queste donne.

 

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