65° anniversario della morte del Beato don Carlo Gnocchi

Don Carlo Gnocchi in divisa da cappellano degli Alpini
Don Carlo Gnocchi in divisa da cappellano degli Alpini

Il Beato Carlo Gnocchi nacque a San Colombano al Lambro, un paese della pianura lombarda, a pochi chilometri da Lodi, da Enrico e Clementina Pasta. Ultimo di tre fratelli, perse il padre nel 1907, all’età di 5 anni, a causa della silicosi, malattia causatagli dal lavoro insalubre di marmista.

Trasferitosi a Milano con la famiglia, perse in pochi anni i due fratelli, Mario, nel 1908, ed Andrea, nel 1915, a causa della tubercolosi. Carlo crebbe in un ambiente molto devoto e fervente. Frequentava assiduamente le funzioni, nel paese di Montesiro, frazione di Besana in Brianza.

Il paese dove spesso si trasferiva da parenti a causa della salute cagionevole. Si avvicinò a don Luigi Ghezzi, coadiutore, che lo affiancò nella scelta di entrare in seminario. Venne ordinato sacerdote nel 1925, dall’Arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi, e lo stesso anno celebrò la sua prima messa a Montesiro.

Don Gnocchi dopo la guerra
Don Gnocchi dopo la guerra

La passione primaria di Carlo Gnocchi, fin dai primi anni di sacerdozio, fu la crescita e l’educazione dei giovani avvicinatisi alla chiesa e all’oratorio. Fu affidato prima alla parrocchia di Cernusco sul Naviglio. Poi nel 1926, alla popolosa San Pietro in Sala di Milano, creando un profondo legame con i suoi parrocchiani.

La fama di educatore giunse al cardinale arcivescovo di Milano, Alfredo Ildefonso Schuster. Nel 1936, lo nominò direttore spirituale del prestigioso Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Sul finire degli anni trenta, Carlo Gnocchi venne nominato dal cardinal Schuster assistente spirituale della 2ª Legione Universitaria della MVSN “Arnaldo Mussolini” di Milano, che inquadrava anche gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Istituto Gonzaga.

Le spoglie di Don Carlo Gnocchi
Le spoglie di Don Carlo Gnocchi

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, don Gnocchi per seguire i suoi studenti, partì volontario nel Battaglione alpini “Val Tagliamento”, destinato al fronte greco/albanese. Terminata la campagna dei Balcani nel 1941, nel 1942 Carlo Gnocchi, con il grado di tenente, ripartì per il fronte russo. Al seguito della Divisione alpina “Tridentina”, dove partecipò in veste di cappellano alla Battaglia di Nikolaevka.

Sopravvissuto al conflitto, raccolse dai feriti e dai malati le loro ultime volontà. Lo porteranno, al rientro in patria, ad un viaggio per la penisola, messaggero tra le famiglie degli scomparsi. Andò tra le valli alpine a trovare i parenti dei commilitoni caduti. In quegli anni nacque l’idea di creare un centro caritatevole che potesse seguire le vittime di questa guerra. Il progetto si svilupperà in futuro con la nascita della Pro Juventute.

La salma portata dagli Alpini il giorno della beatificazione
La salma portata dagli Alpini il giorno della beatificazione

Solo quando riuscì a raccogliere nella sua Opera i figli di quei Caduti, insieme alle altre vittime della guerra, i mutilatini, poté sentire di aver finalmente pagato quel debito insoluto verso la morte e onorato la cambiale d’impegno verso i suoi giovani.

Scriveva infatti, a chiusura di quel capolavoro letterario che è Cristo con gli alpini:

“L’altra sera, una chiara e fredda sera invernale spazzata dal vento, i miei piccoli, gli orfani dei miei alpini dormivano tutti naufragati nei grandi letti bianchi, della casa austera e serena preparata per loro. Dormivano il loro sonno di seta, popolato di corse spensierate al paesello alpestre e nell’oscurità frusciante di innocenti pensieri e di sogni ridenti, tornai a vedere gli occhi desti e trafiggenti dei miei morti. Lente e stanche le palpebre del sonno scendevano su di essi. I miei morti finalmente riposavano in pace.”

Oggi, il binomio don Gnocchi alpini, uomini veri, eroi non di guerra ma di pace, si perpetua nella diversa e convergente azione di solidarietà dei molteplici Centri della Fondazione Don Gnocchi e la nuova generazione di alpini, entrambe impegnate a servire i più bisognosi, tra emergenza e riabilitazione, nel vasto pianeta della solidarietà, ispirandosi sempre all’alpinità per la quale …anche l’eroico è il loro normale, lo straordinario è ordinario.

 

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