“La guerra non mia” la storia di Lodovico Portesine

Dapprima in streaming e ora sul canale Youtube è visibile “La guerra non mia”. Lo spettacolo teatrale in cui l’attore e autore, Paolo Portesine, interpreta le parole del padre Lodovico. Un vecio alpino classe 1918, reduce delle Campagne di Albania e di Russia. A sua volta presente sulla scena, testimone vivente di una storia incredibilmente vera in ogni particolare.

Durante la Seconda guerra mondiale, Lodovico Portesine fu infatti dapprima impegnato sul fronte albanese e poi su quello russo. Fino al drammatico epilogo della prigionia di Siberia, dove il racconto de “La guerra non mia” si interrompe. Una cronaca cruda, disincantata, di fatti realmente accaduti nei più tragici momenti dell’esercito italiano.

Lodovico Portesine con il figlio Paolo
Lodovico Portesine con il figlio Paolo

Nei quali gli eroismi sono dettati dalla disperazione, dalla fame e dal desiderio di sopravvivere. La ritirata dal fronte del Don e la storia sventurata dell’Armir, il gesto che varrà a Portesine la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione della M.B.V.M.
PORTESINE Lodovico di Pietro, da Ciglione, distretto di Alessandria, classe 1918, alpino, 1° alpini, battaglione “Ceva”
Alpino sempre vigile e pronto nel prodigarsi per l’assolvimento dei compiti aflidatigli. In cruento scontro con forze superiori dava prova di sangue freddo, audacia, indomito valore. Durante dieci giorni di ripiegamento attraverso la steppa, in condizioni di clima decisamente avverse, si distingueva per elevato spirito combattivo. – Fronte russo, 27 gennaio 1943.

Poi la disfatta e, infine, il viaggio di trenta giorni sui vagoni piombati verso i campi di lavoro, dove Lodovico arriverà a pesare appena 32 chili. Con in testa il suo cappello da alpino, Lodovico ascolta i ricordi della sua gioventù in divisa e li rivive attraverso la voce del figlio Paolo, accompagnato da un pianoforte e dallo scorrere di immagini d’epoca.

In una galleria di volti e di emozioni, fotografie indelebili di quei tragici eventi: il giovane caporale legato fuori dalla trincea da un superiore per folle punizione, l’amico che decide di andare a morire camminando verso il nulla, lo zoccolo di un mulo rosicchiato per giorni come unico pasto.

Una guerra “non mia”, appunto, e che potrebbe essere in realtà qualsiasi guerra, dove non ci sono eroi che marciano cantando, bensì freddo, fame, paura, odore di escrementi e sangue. Un potente monito per non dimenticare la follia di ogni conflitto.

Il reduce Portesine aspetta la vaccinazione
Il reduce Portesine aspetta la vaccinazione

Molta eco ha avuto a fine febbraio la notizia della sua vaccinazione contro il Covid-19. Si è presentato all’ambulatorio accompagnato dal figlio Paolo, tranquillo e con le sue gambe. Indossando il suo vecchio cappello da alpino che gelosamente si porta dietro fin dai tempi della ritirata di Russia.

Accolto dallo staff, nell’attesa che l’infermiere preparasse la dose del vaccino nella micro siringa, liquidata l’anamnesi del suo stato di salute confermando al dottore di stare benissimo, non assumere medicinali e confermare aver fatto l’ultimo vaccino solo al Centro Addestramento nel secolo scorso.

Al personale dell’Ospedale San Martino che lo coccolava, ha detto: “Ho fatto la guerra in Russia, vorrete mica che abbia paura del Covid o dei vaccini” e poi se ne è tornato a casa, sempre con il suo Cappello Alpino ben calcato in testa.

 

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