MADONNA DEL DON

Narciso Crosara "Padre Policarpo"
Narciso Crosara “Padre Policarpo”

Nel novembre del 1942 il 5° Reggimento alpini della “Tridentina” é schierato sul Don. Il Battaglione “Tirano” é attendato tra le rovine del villaggio di Belogorje, nel punto più avanzato del fronte russo. Tutto intorno, desolazione, distruzione, freddo e neve, tanto freddo e tanta neve.

Un giorno alcuni alpini della 46a compagnia invitano il cappellano del battaglione, padre Policarpo da Valdagno al secolo Narciso Crosara, ad andare con loro, “La Madonna“, mormorano gli alpini, ” abbiamo trovato la Madonna “. Giunto sul posto il cappellano, rimane incantato e profondamente colpito dalla bellezza e dallo sguardo di quell’immagine rinvenuta in quel luogo di guerra e di morte, tanto che si inginocchia nella neve piangendo. Si tratta infatti di un’icona bellissima “di grande formato e di fattura antica e pregevole” raffigurante la Vergine Addolorata nell’atteggiamento tradizionale con il cuore trafitto dalle spade dei sette dolori.

A detta di padre Policarpo il cuore della Madonna porta chiare impronte di mani che, per molti anni, lo hanno devotamente toccato e di labbra che vi si sono posate. Sopra il volto della Madonna stanno le parole greche “Madre del Figlio di Dio“. Custodita dal cappellano, la Madonna del Don, veglia sugli alpini, ma quando crolla ogni speranza di salvezza, questi la consegna ad un alpino che torna in Italia in licenza dicendogli: “Ti manda la Provvidenza! Portala a mia madre. Tu hai la fortuna di ritornare in Italia, noi non usciremo da questo inferno. Dille che la custodisca per tutte quelle povere mamme che non vedranno il nostro ritorno: così sarà loro di conforto, perché davanti a Lei hanno pregato i loro figlioli”.

Il racconto autografo di Padre Policarpo file-pdf

La sacra icona della "Madonna del Don"
La sacra icona della “Madonna del Don”

Padre Policarpo, benché ferito e stremato dalle privazioni, sopravvive al calvario della ritirata, ma subisce la triste sorte di tanti altri e deve attendere la fine della guerra in un lager tedesco. Rimpatriato nel 1945, ha finalmente la gioia di riabbracciare la vecchia madre, che lo attende a Valdagno, e di ritrovare l’immagine della Madonna del Don. Con le offerte delle mamme, delle spose, degli orfani di guerra che volevano perpetuare la memoria dei loro caduti, padre Policarpo fa confezionare da Agelindo Modesti, da Majano (Udine), una artistica cornice sbalzata con dieci tipi di argento e decorazioni in oro.

Assegnato all’Opera dei Centri Missionari, attua una originale “Crociata dell’amore e del perdono” e accompagna la Madonna del Don in ottanta città d’Italia, perché riporti la pace negli animi turbati dalle vicende della guerra. Dopo il pellegrinaggio, durato svariati anni, la Madonna del Don viene sistemata nel Santuario dei Padri Cappuccini di Venezia a Mestre, attorniata da targhe e tripodi in argento dedicati alle unità alpine che hanno combattuto su tutti i fronti. Dal 1974 le Sezioni dell’Associazione Nazionale Alpini offrono a turno l’olio per le lampade votive che ardono ininterrottamente davanti all’icona.

Il 13 ottobre 2002, con l’atto di affidamento è divenuta protettrice degli alpini.

Atto di affidamento degli alpini alla Madonna del Don

« Maria, Madre del Signore Gesù, Signora della neve e delle montagne. In quest’ora di letizia e di grazia, in cui a nome delle due sezioni di Bassano del Grappa e di Lecco, abbiamo offerto l’olio della lampada che arderà per tutto l’anno a nome di tutti gli alpini caduti sui diversi campi per l’adempimento del dovere e di quelli che servono ora la patria nelle molteplici opere di pace, noi ci rivolgiamo a Te, sublime pellegrina verso l’infinito, stella del mare, Regina della pace. A te, Madre del Don, tutto il popolo degli alpini di ieri e di oggi si consacra. Sopra di esso non scenda mai la notte dell’indifferenza, della dimenticanza e dell’incredulità. Aiutalo a essere una vera chiesa casa di fede, di solidarietà e di amicizia. Regina della pace rendici operatori e costruttori di pace. Ci affidiamo a te, Vigila su tutti noi e in particolare sui nostri alpini impegnati al di là dei nostri confini. Essi si muovono senza odio o rancore alcuno, nell’unica prospettiva della pace. »

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